Intelligenza Artificiale e Parità di Genere: tecnologia alleata o nuova frontiera della discriminazione?

31 MAR 2025 Intelligenza Artificiale e Parità di Genere: tecnologia alleata o nuova frontiera della discriminazione?

Pubblicato da Mara Carotenuto e Laura Zanfrini

Di Mara Carotenuto e Laura Zanfrini

Nell’era digitale, l’Intelligenza Artificiale (IA) sta trasformando la nostra società, influenzando profondamente il mondo del lavoro, la formazione, la sicurezza e persino il nostro modo di relazionarci. Tuttavia, uno degli aspetti più critici e meno esplorati riguarda il suo impatto di genere. Può l’IA contribuire a colmare il gender gap o, al contrario, rischia di amplificare le disuguaglianze esistenti?

 

IA e Gender Gap: Un Divario Ancora Ampio

Secondo il Global Gender Gap Report 2024 del World Economic Forum, saranno necessari 134 anni per colmare completamente il divario di genere (in confronto ai 131 del 2023). Un dato che impone una riflessione: l’IA sta contribuendo a ridurre questo gap o lo sta rafforzando?

Le evidenze mostrano come l’IA, se non progettata con attenzione, possa perpetuare gli stereotipi esistenti. Questo significa che molte donne potrebbero trovarsi in una posizione di svantaggio nella società e anche nel mercato del lavoro del futuro, a meno che non vengano messe in atto strategie mirate: regole per come vengono disegnati gli algoritmi, attenzioni per i dataset con cui gli algoritmi vengono allenati e azioni specifiche di riqualificazione e inclusione (con focus nei settori tecnologici e nei progetti di sviluppo tecnologico).

Da 5 anni, cioè dal 2021, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, ZaLa Consulting mette a fuoco queste tematiche.

Nell’evento del 2025 abbiamo evidenziato, tra gli altri, questi aspetti.

 

Bias Algoritmici e Rappresentazione di Genere

L’IA non è intrinsecamente neutrale: riflette e amplifica i pregiudizi presenti nei dati con cui viene addestrata. Questo è particolarmente evidente nei deepfake, il 98% dei quali ha contenuti sessualmente espliciti e il 99% riguarda donne e ragazze (fonte Financial Times). Inoltre, gli assistenti vocali come Siri e Alexa, spesso programmati con voci femminili e risposte sottomesse, rafforzano stereotipi di genere dannosi.

 

GenAI e Divario di Genere: Un’opportunità mancata?

L’IA generativa sta modificando il mondo del lavoro e l’accesso alle informazioni, ma il suo impatto non è uguale per tutti/e. Sebbene possa rappresentare un’opportunità per ridurre il gender gap, i dati mostrano una realtà diversa: un recente studio dell’Oliver Wyman Forum (2024) su 25.000 lavoratori ha rivelato che il 59% degli uomini tra i 18 e i 65 anni utilizza strumenti di IA generativa almeno una volta a settimana, contro il 51% delle donne. Questo divario diventa ancora più marcato tra i giovani, con il 71% degli uomini tra i 18 e i 24 anni che ne fa uso regolare, rispetto al 59% delle donne.

Questa disparità non è priva di conseguenze. L’accesso limitato alle nuove tecnologie può ridurre le opportunità professionali per le donne e rafforzare ulteriormente gli squilibri di genere nel mercato del lavoro. Il rischio è che le professioni in cui le donne sono maggiormente impiegate diventino sempre più automatizzate senza che vi sia una transizione efficace verso nuove competenze digitali, come sembra confermarci il dato Goldman Sachs (2023), secondo cui l’80% dei lavori femminili è a rischio di automazione, rispetto al 58% di quelli maschili. Uno studio Censis Confcooperative (2025), conferma la stessa tendenza per l’Italia.

 

IA e Impatti Cognitivi: Oltre gli Stereotipi

Uomini e donne “funzionano” diversamente. Le differenze strutturali e funzionali tra il cervello maschile e quello femminile non si traducono in un divario nelle capacità cognitive.

Uno studio di Brooke et al. (2023) ha dimostrato che i codici scritti da programmatori uomini sono meglio compresi da altri uomini, mentre quelli scritti da donne vengono interpretati in maniera uguale da entrambi i generi.

Questo suggerisce che l’IA e il mondo della tecnologia possano essere progettati per superare il divario di genere tecnologico, valorizzando l’inclusione. Tuttavia, attualmente nel mondo dell’IA la partecipazione femminile è inferiore al 30% e le donne sono anche una minoranza tra chi partecipa a corsi di IA e big data, con percentuali simili in programmazione e cybersecurity (Fonte Stanford HAI e Coursera).

 

IA, Diritti e Sicurezza: Affrontare le Nuove Minacce

L’IA ha introdotto nuove sfide legali e di sicurezza, come i deepfake. La capacità di creare immagini, video e audio falsificati con estrema precisione solleva questioni legali complesse, in particolare per quanto riguarda la tutela della privacy e la prevenzione degli abusi.

In risposta a queste sfide, l’Italia ha inasprito le pene chi diffonde contenuti artificialmente manipolati con l’intento di danneggiare terzi. A livello europeo, inoltre, l’AI Act introduce norme per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale, proteggere i diritti fondamentali, favorire l’IA affidabile in Europa.

 

Azioni nella Giusta Direzione: Verso un Futuro Digitale Inclusivo

Nonostante i rischi, l’IA può essere un’alleata nella lotta per la parità di genere, a patto che vengano adottate strategie mirate. Alcune aziende stanno già implementando politiche per ridurre il divario di genere nel settore tecnologico, aumentando la rappresentanza femminile nei team IT, promuovendo programmi di upskilling e incentivando la partecipazione di giovani talenti femminili allo sviluppo dell’IA. Inoltre, le piattaforme di mentoring digitale basate sull’IA possono facilitare l’accesso delle donne a reti professionali e opportunità di crescita, superando le tradizionali barriere di ingresso nel mondo della tecnologia.

Un’altra azione fondamentale è il supporto alle vittime di violenza digitale. Associazioni come PermessoNegato offrono strumenti concreti per contrastare fenomeni come il revenge porn e la diffusione non consensuale di materiale intimo, fornendo assistenza legale, supporto psicologico e servizi di rimozione rapida dei contenuti dal web. Proteggere chi è più esposto agli abusi online è essenziale per garantire che l’IA diventi uno strumento di equità e non di esclusione.

 

Conclusione: Un Futuro Digitale Inclusivo

Se la tecnologia sia un’alleata o un’ulteriore fonte di discriminazione di genere, e non solo, è un tema fortemente dibattuto, e trova spazio sulle prime pagine dei giornali. Ci si divide tra ottimisti e pessimisti. Noi pensiamo che il futuro non sia ancora scritto e che possa essere disegnato attraverso azioni consapevoli.

Una maggiore rappresentanza femminile nei team di sviluppo, politiche che contrastino i bias negli algoritmi e un’attenzione costante agli impatti etici della tecnologia, sono azioni fondamentali affinché l’intelligenza artificiale abbia maggiori possibilità per diventare un’opportunità per tutte, e non solo per pochi.

Un futuro digitale inclusivo si costruisce insieme. Da una parte, aziende e istituzioni che promuovono programmi di formazione mirati, che favoriscono e incentivano l’ingresso delle donne nei settori tecnologici. Dall’altra, donne che si interessano, sperimentano e utilizzano maggiormente strumenti che sono a disposizione di tutti e tutte.

 

Mara Carotenuto – Communication & Learning Specialist, ZaLa Consulting s.r.l

Laura Zanfrini – CEO e Digital Transformation Senior Advisor, ZaLa Consulting s.r.l

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