22 Ott Leadership e AI: decisioni, attenzione e relazioni
di Mara Carotenuto e Laura Zanfrini
L’AI ci aiuta a fare di più. Ma ci aiuta anche a scegliere meglio?
Possiamo sviluppare un’idea, confrontare scenari, preparare un’analisi e costruire un prototipo con una facilità prima impensabile. Si riduce la distanza tra intenzione e azione e cresce la possibilità di incidere sul proprio lavoro, anche senza un ruolo gerarchico.
È qui che la leadership assume un significato più diffuso: decidere cosa far accadere, con quali criteri e con quale responsabilità. Mentre aumenta la nostra capacità di fare, diventano decisive la qualità dell’attenzione, del giudizio e delle relazioni.
Intelligenza artificiale e decisioni: il ruolo del giudizio umano
Un esperimento BCG del 2023 mostra quanto i benefici dell’AI dipendano dal compito. Nelle attività comprese nelle capacità del modello, chi utilizzava GPT-4 completava il lavoro circa il 25% più velocemente, con una qualità superiore di oltre il 40%. In un problema al di fuori di quelle capacità, invece, la probabilità di arrivare alla soluzione corretta diminuiva di 19 punti percentuali.
Lo stesso strumento può quindi migliorare una prestazione e peggiorarne un’altra. Riconoscere questa differenza richiede competenza sul lavoro da svolgere, oltre alla familiarità con l’AI.
Eppure, proprio la fiducia nello strumento può ridurre la propensione a controllarlo. Una ricerca di Microsoft Research e Carnegie Mellon University del 2025 associa una maggiore fiducia nell’AI a un minore esercizio del pensiero critico. Si tratta di comportamenti dichiarati, non della dimostrazione di una perdita di capacità cognitive, ma il segnale merita attenzione.
Cosa sto delegando realmente? La stesura di un testo, l’analisi di un problema o anche la scelta di quali informazioni considerare?
Definire i criteri prima di chiedere una risposta, verificare le fonti e formulare un’ipotesi alternativa sono pratiche che mantengono attivo il giudizio. La verifica deve diventare parte del lavoro, con tempi e responsabilità riconosciuti.
Leadership digitale: proteggere l’attenzione nel lavoro
La qualità delle decisioni dipende anche dall’attenzione disponibile.
Il Work Trend Index 2025 di Microsoft rileva che il 48% delle persone e il 52% di chi ricopre ruoli di leadership percepisce il proprio lavoro come caotico e frammentato. Nei dati di utilizzo di Microsoft 365, il 20% degli utenti con il maggior volume di comunicazioni riceve un’interruzione digitale mediamente ogni due minuti durante l’orario lavorativo.
Essere raggiungibili non equivale a essere presenti. Possiamo rispondere a tutti e dedicare poca attenzione a ciò che richiederebbe davvero approfondimento.
Proteggere la concentrazione è quindi una scelta organizzativa: chiarire le urgenze, concordare tempi di risposta, ridurre le riunioni senza uno scopo preciso, lasciare spazio al lavoro che richiede continuità.
L’AI può alleggerire alcune attività. Sta a noi decidere se il tempo recuperato servirà a pensare meglio o verrà riempito da altre richieste.
AI e relazioni umane: costruire fiducia e confronto
Un messaggio ben formulato può facilitare una conversazione. La fiducia, però, si costruisce anche attraverso ciò che le persone riconoscono nell’interlocutore.
Una ricerca pubblicata nel 2025 su Nature Human Behaviour, articolata in nove studi con 6.282 partecipanti, ha presentato risposte empatiche generate dall’AI attribuendole alternativamente a persone o a sistemi artificiali. Le risposte ritenute umane venivano valutate come più empatiche e di maggiore sostegno. Il contenuto, da solo, non spiegava la qualità percepita dell’interazione.
Per chi esercita leadership, questo invita a preservare occasioni di ascolto, confronto e dissenso. Un feedback delicato o un conflitto richiedono anche la disponibilità a lasciarsi mettere in discussione.
Occorre inoltre interrogare le prospettive che l’AI restituisce. Nel 2024, UNESCO ha documentato stereotipi di genere nei modelli analizzati: nelle storie generate da Llama 2, le donne venivano associate a ruoli domestici quattro volte più spesso degli uomini. Il dato riguarda quei modelli e quei test, ma ricorda perché una risposta fluida non possa essere considerata automaticamente neutrale.
Leadership nell’era dell’AI: competenze e responsabilità
La leadership nell’era dell’AI si esercita anche nelle scelte quotidiane: quali attività affidare allo strumento, quali competenze continuare ad allenare, quando verificare e quando coinvolgere altre persone.
Il valore del tempo risparmiato dipenderà da come lo useremo. Per approfondire un problema, ascoltare un punto di vista diverso, riconoscere un errore prima che diventi una decisione.
La capacità di fare cresce. La direzione resta una nostra responsabilità.
La leadership digitale si sviluppa anche attraverso percorsi di apprendimento e nuove pratiche di lavoro. Per approfondire questi temi, è disponibile sul nostro canale YouTube la registrazione dell’evento “Leadership digitale. Presenza, decisioni e relazioni nell’era dell’AI”.
Mara Carotenuto – Communication & Learning Specialist, ZaLa Consulting s.r.l – Società unipersonale
Laura Zanfrini – CEO e Digital Transformation Senior Advisor, ZaLa Consulting s.r.l – Società unipersonale
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